La nostra scuola

L'Istituto Comprensivo si estende sui territori dei comuni di Gabicce Mare e di Gradara e si compone di sette plessi scolastici:
  - 2 scuole dell'infanzia      - 3 scuole primarie
  - 2 scuole secondarie di 1° grado

Lavorare in serenità è la filosofia che anima l’Istituto Lanfranco e così le nostre idee si concretizzano in curricoli, progetti, certificazioni e opportunità. Ci impegniamo a supportare le diverse esigenze educative dei nostri alunni dall’infanzia all’adolescenza, per preparare tutti e ciascuno ad affrontare le sfide future.

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Gabicce Mare, 06 giugno 2020

Cari alunni dell’I.C. “G. Lanfranco”,

siamo arrivati all’ultimo giorno di scuola almeno per voi della primaria e della secondaria, mentre i piccoli dell’infanzia continueranno ancora per qualche settimana.

Nessuno di noi a settembre avrebbe mai immaginato quando è incominciato quest’anno scolastico come sarebbe finito.

Noi tutti, come al solito, ricchi di entusiasmo, di iniziative e di progetti siamo stati fermati dal virus Covid-19 e costretti alla didattica a distanza tramite computer, telefonini e tablet.

Questa situazione mi ha suscitato qualche riflessione…

Il termine virus deriva dal latino e significa veleno.

Nei tempi attuali utilizziamo comunemente il termine virus in due casi: o nel campo medico-biologico ad esempio il “virus influenzale”, oppure nel settore informatico dal quale cerchiamo di tutelarci con specifici antivirus che bloccano, controllano e rimuovono i “virus” che danneggiano i nostri software.

Dal vocabolo virus deriva l’aggettivo virale usato per classificare qualcosa che si diffonde in maniera molto rapida.

Ecco: noi che eravamo abituati ad utilizzare questo aggettivo per notizie o filmati che tramite web ottengono rapida diffusione, abbiamo dovuto fare i conti col suo significato originario, in quanto il Covid-19 si è diffuso rapidamente nel mondo.

Abbiamo poi potuto salvaguardare i nostri rapporti umani, lavorativi e didattici grazie alla rete che è anch’essa (per ironia della sorte) insidiata dai virus.

La chiusura delle scuole è stata una salvaguardia per ognuno di noi, in quanto è nei luoghi chiusi che il virus si diffonde rapidamente; non vi sarà difatti sfuggito che il virus ha essenzialmente colpito interi nuclei familiari.

È evidente che noi tutti ci auguriamo di ritornare alla normalità in tempi brevi, ma dobbiamo sempre tener presente che questo dipenderà dal comportamento di ognuno di noi.

Questa è una fase di convivenza col virus: di settimana in settimana abbiamo delle libertà in più, ma bisognerà fare attenzione agli assembramenti perché sono le regole che ci hanno consentito di contenere la diffusione. La nostra economia è in grande sofferenza e un’ulteriore chiusura non potremmo permettercela.

In tempi normali sareste tutti molto contenti: ci saremmo visti e salutati in occasione degli eventi di socializzazione di fine anno e saremmo stati tutti contenti di goderci le meritate vacanze.

Adesso invece ci vediamo tramite web e vi saluto con questa lettera.

Concludo dicendovi che siete stati bravi a “sopportare” la didattica a distanza perché mi rendo conto che per la maggior parte di voi è stato faticoso. Abbiamo tutti noi imparato ad utilizzare una piattaforma e inoltre spero tanto che, quando tutto sarà finito, nessuno di voi (chinato sul proprio cellulare) avrà voglia di chattare con gli amici per un tempo interminabile, ma preferirà vederli solo di persona.

Adesso però prudenza! Che ognuno di noi sia responsabile, per non ammalarci e per non contagiare i nostri cari.

E comunque andrà… Buona estate!

La vostra preside

Valeria Leonessa

Gabicce Mare, 06 aprile 2020

Cari alunni dell’I.C. “G. Lanfranco”,

di nuovo sento la necessità di scrivervi, perché se fossimo in un periodo di regolare frequenza scolastica, questi sarebbero i giorni in cui verrei a trovarvi nelle classi prima del periodo delle festività pasquali.

Come al solito mi sarei fermata più o meno tempo con voi in base all'insegnante che avrei trovato: quando mi imbatto nel docente che ci tiene a farvi fare bella figura, mi trattengo sempre di più.

Di certo ci saremmo detti che le feste sono belle perché finalmente si sta in famiglia tutti insieme, si vedono anche cugini e nonni, alcuni avrebbero seguito i riti della Settimana Santa, altri invece avrebbero viaggiato per raggiungere parenti o mete turistiche.

Quanto sembrano “strani” questi discorsi oggi, vero? Credo che l’unica cosa che per fortuna non cambierà è che possiamo consumare le pietanze della tradizione.

Questa per tutti sarà una Pasqua diversa, anche per me che sarò lontana da casa, non certo per scelta.

Noi tutti aspettiamo ogni giorno l’aggiornamento dei numeri del contagio sperando che il responso incoraggi i nostri sacrifici. In parte qualche risultato positivo si vede, ma avendo la malattia un decorso molto lungo, dobbiamo continuare ad adottare atteggiamenti prudenti.

Certo che se qualche lento spiraglio si intravede è perché noi nel complesso ci stiamo comportando bene, rispettando le regole. Gli Italiani non riscuotono mai di una grande considerazione all'estero, passiamo per essere sempre un po’ faciloni, magari è una nomea che ci meritiamo, ma quando ci impegniamo…ecco che le cose ci riescono meglio che agli altri. Proprio in questi giorni ascoltavo che i nostri dati erano seguiti con molto interesse da altri Paesi in quanto ritenuti più attendibili.

E poi quello che ancora fa piacere è che non ci tiriamo mai indietro se dobbiamo esprimere solidarietà e siamo sempre pronti ad aderire a campagne di beneficenza.

Indubbiamente una delle domande che ci poniamo è perché sia successo tutto questo, anche per prevenire eventuali pericoli simili futuri: ad oggi sappiamo che è un virus che ha fatto il salto di specie dal pipistrello all'essere umano.

Se è così, dobbiamo chiederci quanto siamo responsabili.

L’essere umano ha la presunzione di essere la specie più intelligente ad abitare il pianeta Terra: sa scrivere, sa leggere, può parlare più lingue, sa suonare, può contattare e colloquiare con persone lontanissime, percorrere tantissimi chilometri in poco tempo e soprattutto ha la possibilità di acquistare perché maneggia denaro che può spendere.

Ma fa parte di un ecosistema ed è la specie che maggiormente lo sfrutta.

Allora forse l’essere umano non mostra grande intelligenza e lungimiranza perché fatica a comprendere che se continua ad avere atteggiamenti che inseguono le prosperità del momento, la natura si ribella e presenta il suo conto.

Noi adulti non siamo stati per voi ragazzi un grande esempio, le tematiche ecologiche non andrebbero affrontate solo nei periodi in cui sono in voga, ma gli atteggiamenti virtuosi dovrebbero essere quotidiani, anche se questo comportasse quella privazione del superfluo a cui pare difficile rinunciare.
Auspico che le nuove generazioni di cui voi fate parte, possano essere più sagge e responsabili di coloro che le hanno precedute.

Spesso mi capita di fantasticare e mi chiedo chissà cosa pensano di noi le specie animali come ad esempio i volatili che non ci vedono più circolare, chissà quali sono le supposizioni che fanno su di noi. Sarebbe interessante che qualcuno di voi facesse qualche ipotesi in merito.

E poi penso che la fregatura per noi è la dimensione del nostro nemico: siamo abituati a vivere come pericolose, entità grandi e feroci e allora siamo abituati a proteggerci coi muri delle nostre abitazioni, con i cancelli e alcuni hanno anche le armi.

Ma da un virus come ci difendiamo? È talmente piccolo, ma talmente piccolo che ci vorrebbero degli occhiali da supereroi!

Che bello se esistessero, potremmo indossare gli occhiali e riconoscerlo se fosse presente nelle nostre vicinanze, ma purtroppo non è così e quindi ci dobbiamo tenere a distanza anche da persone che stanno bene e continuiamo ad igienizzare superfici che magari non ne hanno bisogno.

Sì, dobbiamo giocare a nascondino col virus e nasconderci bene per vincere, perché lui è furbo, infatti non possiamo avvicinarci neanche a quelli che apparentemente stanno bene perché potrebbero essere “asintomatici”. Questa è una parola che la maggior parte di voi ha appreso in questo periodo e vi sarà stato spiegato che nella nostra lingua, che discende anche dal greco antico, in alcune parole che iniziano con la lettera a, questa significa mancanza (alfa privativo) e dunque asintomatico significa che l’individuo non presenta sintomi rilevanti.

E poi… se avessimo gli occhiali da supereroi, si sarebbero contagiate proprio poche persone, solo quelle distratte, e tutti i nostri ospedali non sarebbero tanto in difficoltà.

Certo stiamo vivendo giorni che da qui a poco faranno parte delle pagine dei libri di storia anche perché legati all'epidemia ci sono gravi problemi economici di cui l’Europa è chiamata a rispondere e dalle scelte che adotterà, dipenderà anche il suo futuro.

Se fossi passata nelle classi avrei fatto gli auguri per una Santa Pasqua a voi e alle vostre famiglie e avrei aggiunto che auguravo serenità a tutti coloro che appartengono ad altra religione.

Ecco, per iscritto vi auguro le stesse cose ma auguro a tutti noi di poterci rivedere tra i banchi di scuola quanto prima. Lo spero soprattutto per tutti gli alunni che sono alla fine di un ciclo come i cinque anni, la quinta primaria, la terza secondaria: non ci si può lasciare senza salutare i propri insegnanti. Ad ogni modo anche nella peggiore delle ipotesi, qualcosa sempre ci inventeremo, anche ai primi di settembre.

Approfitto di questa lettera per salutare i vostri genitori: in tanti mi hanno ringraziato per quella precedente e per l’iniziativa dei tablet. Sono io che li ringrazio, perché i pensieri che loro mi rivolgono, mi confortano e aggiungo che agisco secondo quello che reputo essere il mio dovere.

In particolare esprimo un sentimento di vicinanza a coloro che stanno risentendo anche economicamente di questa crisi e ai genitori dei figli con abilità speciali: so bene quanto la scuola funzionante sia di conforto e di supporto, purtroppo dobbiamo aspettare che il peggio passi.

Concludo con un arrivederci a presto nella speranza che sia di buon auspicio.

La vostra preside

Valeria Leonessa

Gabicce Mare, 18 marzo 2020

Cari alunni dell’I.C. “G. Lanfranco”,

questa è una mia lettera dedicata a voi: è da un po’ che pensavo di scrivervi, ma credetemi tempo proprio non ce n’è stato. Spesso lavoro anche di sera perché prima ci sono le dichiarazioni politiche, poi c’è la pubblicazione ufficiale dei documenti del governo e solo dopo, in base a questi ultimi, io posso scrivere i documenti ufficiali della scuola che si susseguono numerosi.

L’altra difficoltà per me è scrivere un testo che vada bene per tutti voi alunni che avete età differenti che vanno dai 3 ai 14 anni.

Sono tante comunque le cose che vorrei dirvi: la prima è che state riempiendo le giornate dei nostri professori perché sappiate stanno pensando a voi molto più di prima, per prepararvi le lezioni, per correggere i vostri compiti, per raggiungervi tutti.

Poi vorrei chiedervi di infondere coraggio ed entusiasmo a noi adulti quando ci vedete un po’ sottotono.

I tempi che stiamo vivendo erano inimmaginabili fino a qualche mese fa: chi avrebbe potuto credere che ci fosse vietata la possibilità di fare una passeggiata in compagnia, che saremmo usciti con guanti e mascherina e che saremmo stati autorizzati a non andare a scuola dopo che siamo sempre così fiscali nel richiedere la giustifica anche dopo un solo giorno di assenza.

Eppure noi che apparteniamo a generazioni storicamente fortunate che non hanno mai avuto privazioni, ma solo l’imbarazzo della scelta su cosa fare e cosa acquistare, siamo chiamati adesso a dimostrare di avere carattere e coraggio. Sì proprio così, perché dobbiamo dimostrare di saper rispettare le regole, anche quelle severe, per poter vincere; dobbiamo intraprendere un braccio di ferro col virus per abbatterlo e dobbiamo avere pazienza perché ci vuole tempo.

Penso con rammarico a tutte le belle iniziative che erano state organizzate con entusiasmo dalla scuola e dagli insegnanti per ogni ordine di scuola e adesso è tutto fermo nella speranza di poter tornare quanto prima alla normalità.

I più grandi di voi si saranno accorti che questo brutto virus aveva attaccato prima la Cina e noi guardavamo loro continuando la nostra vita ed essendo contenti che questa problematica non fosse nostra.

Abbiamo pensato che per essere salvi bastava non fare entrare nessun cinese…

E invece abbiamo scoperto un giorno che il Covid–19 era entrato anche in Italia.

Siamo in un momento di emergenza con tante vittime e tanti ammalati, magari alcuni li conoscete anche voi, però, per fortuna, non c’è stato nessun contagio legato strettamente alla scuola e adesso possiamo dichiararlo essendo a tre settimane dalla sospensione delle attività didattiche.

Ecco ho detto per fortuna, proprio così, perché chi si è ammalato si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Proprio per questo motivo, noi tutti che adesso sappiamo, dobbiamo aver comportamenti di grande prudenza.

Mi fa piacere però sottolineare tutte quelle cose di cui dobbiamo essere orgogliosi: dobbiamo ringraziare tutti i nostri medici ed infermieri perché stanno lavorando in maniera encomiabile, mettendo costantemente a rischio la propria salute. Ancora dobbiamo ringraziare tutti coloro che lavorano nella filiera alimentare che ci consentono sempre il cibo a tavola ed anche gli uomini del governo e della protezione civile che stanno lavorando ininterrottamente.

Dobbiamo essere orgogliosi della bella figura che stiamo facendo con le altre Nazioni, perché inizialmente ci volevano isolare (come avevamo fatto noi con i cinesi) e ora invece stanno imitando le nostre azioni intraprese.

Ancora dobbiamo essere fieri perché una delle cure che sta dando speranza è nata proprio in Italia e poi abbiamo lanciato la moda di affacciarci ai balconi e cantare tutti insieme, perché se ci è impedito di abbracciarci e di baciarci, almeno riusciamo ad essere uniti ugualmente.

Concludo raccomandandovi di studiare ed ascoltare i vostri professori: in un periodo di tante privazioni dobbiamo comunque andare avanti intuendo l’importanza della conoscenza che ci aiuterà a non rendere inutile questo tempo trascorso nelle privazioni.

Voglio sottolineare ad ognuno di voi, soprattutto a coloro che amano meno studiare, che andare a scuola è un lusso e dobbiamo essere felici di poterci andare: quando si è in guerra, quando si è estremamente poveri, quando c’è una calamità naturale o un’epidemia come adesso, la quotidianità della scuola non c’è.

Continuiamo a prendere precauzioni e a farci coraggio almeno per un altro po’ e poi vediamo se i numeri del contagio ripagheranno i nostri sacrifici.

Non so quando torneremo, ma so che avremo tutti una gran voglia di fare festa, adesso vi saluto,

la vostra preside

Valeria Leonessa

Corso ABA